PacklnPro: differenze e integrazioni rispetto alle certificazioni di sostenibilità nel settore del packaging

PacklnPro: differenze e integrazioni rispetto alle certificazioni di sostenibilità nel settore del packaging

Come si colloca PackinPro nel panorama di PPWR, CSRD, ESRS e delle principali certificazioni di settore. Un'analisi del suo ruolo come sistema indipendente di misurazione e verifica delle performance ESG nel packaging.

Il settore del packaging è oggi attraversato da una trasformazione normativa e certificativa senza precedenti, che richiede di distinguere con precisione tra livelli di intervento tra loro distinti ma interconnessi: i requisiti tecnici di prodotto imposti dalla regolazione pubblica, gli obblighi di rendicontazione ESG a livello aziendale e gli schemi certificativi di settore.

Il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR - Reg. UE 2025/40), entrato in vigore |'11 febbraio 2025 e applicabile dal 12 agosto 2026, sostituisce la Direttiva 94/62/CE e introduce obblighi vincolanti e direttamente applicabili in tutti gli Stati membri: riciclabilità totale degli imballaggi entro il 2030, contenuto minimo di riciclato nei plastici (35% nel 2030, 65% nel 2040), obiettivi di riuso, design-for-recycling, etichettatura armonizzata ed Extended Producer Responsibility. II PPWR fissa, dunque, i requisiti minimi tecnici di prodotto, ma non fornisce un linguaggio comune per confrontare le performance di sostenibilità tra aziende: stabilisce soglie da rispettare, non misura l'impatto ESG complessivo.

Sul versante della rendicontazione aziendale, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) - con i relativi European Sustainability Reporting Standards (ESRS) - impone alle grandi imprese la divulgazione obbligatoria dell'impatto ESG, attestata da terzi e integrata nel bilancio annuale. A livello internazionale, il panorama della rendicontazione ESG è strutturato in tre framework principali che si rivolgono a finalità e pubblici distinti:

  • II GRI (Global Reporting Initiative), il più diffuso globalmente, misura gli effetti delle attività aziendali sull'ambiente, la società e l'economia indipendentemente dalla loro rilevanza finanziaria, ed è il riferimento principale per la comunicazione verso stakeholder multipli.
  • L'ISSB (International Sustainability Standards Board) misura i rischi e le opportunità ESG che incidono sul valore d'impresa per gli investitori.
  • II TNFD (Taskforce on Nature-related Financial Disclosures) estende la logica ISSB alla biodiversità e alle dipendenze dalla natura.

I tre framework non sono in competizione ma si integrano funzionalmente: GRI per la rendicontazione di impatto, ISSB per la disclosure finanziaria, TNFD per le dipendenze naturali. Nessuno di essi opera però a livello di prodotto o di filiera breve, né fornisce uno standard di misurazione tecnica applicato specificamente al packaging.

Il quadro delle certificazioni di settore è altrettanto frammentato. Gli schemi pubblici o para-pubblici (FSC per la provenienza responsabile delle fibre, GRS per il contenuto riciclato tracciato, EMAS e ISO 14001 per la gestione ambientale di sistema) e quelli privati (Cradle to Cradle Certified per la circolarita, B Corp per la governance aziendale, Ecovadis per la valutazione ESG dei fornitori, BPI e TÜV per la compostabilità) presidiano ciascuno una dimensione specifica del prodotto o del processo, senza offrire una valutazione integrata e comparabile dell'impatto ESG complessivo del sistema packaging-produzione. Un'azienda può detenere FSC, GRS e BPI e non disporre comunque di un framework che misuri - con metodo pubblico, versionato e verificabile- l'insieme delle sue dimensioni ESG applicate al packaging.

È in questo spazio - tra requisito normativo di prodotto (PPWR), obbligo di rendicontazione aziendale (CSRD/ESRS), framework internazionali di disclosure (GRI, ISSB, TNFD) e certificazioni monodimensionali di settore - che si colloca la certificazione PackinPro. Progetto originato dall'Università di Pavia e dall'ITIR-Institute for Transformative Innovation Research, PacklnPro propone un sistema di assurance indipendente e a guida accademica che rende verificabile e contestabile l'impatto ESG del packaging e dei processi produttivi attraverso nove KPI misurabili: efficienza materiale, riciclabilità, contenuto riciclato, compostabilità, consumo idrico, emissioni di COz, condizioni di lavoro, tracciabilità della filiera e governance aziendale.

La validazione è condotta da un Comitato Etico-Scientifico composto da cinque università, con metodo versionato, indicatori a sensibilità dichiarata e limiti metodologici esplicitati pubblicamente. Il modello è aperto: le regole di calcolo, i pesi degli indicatori e le aree di incertezza sono soggetti a revisione scientifica, riducendo in modo strutturale il rischio di greenwashing.

Packin Pro non si sostituisce agli strumenti esistenti ma li integra in modo funzionalmente preciso:

-È complementare al PPWR, di cui i suoi KPI ambientali incorporano e superano i requisiti minimi di riciclabilità e contenuto riciclato.

-È complementare alle certificazioni di settore, che possono coesistere con la certificazione PacklnPro all'interno di un framework di verifica più ampio.

-Rispetto alla CSRD/ESRS, non è un framework di reporting aziendale ma uno strumento di certificazione di prodotto e processo che può alimentare la catena di prova quantitativa richiesta dalla rendicontazione obbligatoria, in particolare nell'ambito delle aspettative di trasparenza lungo la supply chain.

-Rispetto a GRI e ISSB, opera a un livello di granularità diverso - il prodotto e la filiera breve - colmando lo spazio analitico che quei framework non presidiano.

PackinPro si configura così come uno standard di seconda generazione: non certifica un attributo materiale del packaging, ma la qualità epistemica della sua misurazione ESG, offrendo alle imprese un asset strategico di credibilità verificabile in un contesto normativo che richiede sempre più evidenza, non solo dichiarazione.