Etichette “green” sotto la lente: cosa cambia per il packaging dal 27 settembre 2026

Etichette “green” sotto la lente: cosa cambia per il packaging dal 27 settembre 2026

Nel suo commento all'articolo di Alessandro De Nicola pubblicato sull Sole 24 Ore, il professor Flavio Ceravolo analizza gli effetti della direttiva EmpCo che introduce nuove regole per le comunicazioni ambientali. Un approfondimento utile per comprendere le implicazioni per il settore del packaging e il ruolo della trasparenza nelle scelte dei consumatori.

Segnaliamo un articolo molto utile per orientarsi in modo intelligente e completo nel nuovo quadro normativo sulle comunicazioni ambientali: l'analisi di Alessandro De Nicola pubblicata sul quotidiano Il Sole 24 Ore (5 giugno 2026, rubrica "Lampi di governance") ricostruisce con chiarezza gli impatti del Digs 30/2026 che recepisce la direttiva europea EmpCo (Empowering Consumers for the Green Transition).

Dal 27 settembre 2026 le regole per chi comunica caratteristiche ambientali dei propri prodotti cambiano in modo sostanziale e il packaging è uno dei settori più direttamente coinvolti. La definizione di "asserzione ambientale" diventa estremamente ampia: vi rientra qualsiasi messaggio o rappresentazione - testi, immagini, loghi, colori, persino il nome del prodotto - che esprima o anche solo implichi un impatto positivo o nullo sull'ambiente, indipendentemente dal canale di diffusione. Anche dettagli apparentemente innocui, come una foglia verde sul packaging o uno slogan vagamente "naturalistico", possono ora rientrare nella disciplina.

Tra le novità più rilevanti per il settore: il divieto delle etichette di sostenibilità "di tipo II" (basate su autodichiarazioni aziendali non certificate da soggetti terzi indipendenti), il divieto di claim generici come "ecologico" o "biodegradabile" senza specificazioni chiare e l'inversione dell'onere della prova nei procedimenti Agcm che impone alle imprese di documentare ogni affermazione ambientale con dati scientifici verificabili sull'intero ciclo di vita del prodotto.

C'è però un aspetto che vale la pena sottolineare al di là degli obblighi di compliance: questa riforma rafforza in modo concreto la capacita dei consumatori finali di esercitare in modo consapevole il proprio diritto di scelta d'acquisto. Quando le etichette e le comunicazioni ambientali diventano verificabili, tracciabili e fondate su evidenze reali il cliente non si limita più a "fidarsi" di un claim ma può davvero distinguere tra chi investe in sostenibilità autentica e chi si limita a comunicarla. In questo senso, la trasparenza imposta dalla normativa trasforma il consumatore in un attore più informato e più attivo del processo di sostenibilità: non un destinatario passivo della comunicazione ambientale, ma un soggetto che, scegliendo consapevolmente, contribuisce a orientare il mercato verso pratiche realmente virtuose.

Per le aziende questo significa che investire in governance, certificazioni solide e trasparenza non è solo un adempimento normativo, ma un modo per costruire una relazione di fiducia più piena e collaborativa con i propri clienti.

Flavio Antonio Ceravolo

Direttore e Coordinatore del Comitato Scientifico della Fondazione PackInPro
Professore Associato di Sociologia dell'Università degli Studi di Pavia

Fonte: Alessandro De Nicola, "Regole più stringenti per le comunicazioni sociali e ambientali", Il Sole 24 Ore, 5 giugno 2026, p. 32.